Milano-Cortina 2026, l’oro che riscrive la storia: Ghiotto, Giovannini e Malfatti nell’Olimpo del pattinaggio di velocità
Data: 17 febbraio 2026 – Luogo: Milano Speed Skating Stadium
Un oro che profuma di casa e di storia
Milano-Cortina 2026 resterà per sempre una data scolpita nella memoria dello sport italiano. Nell’inseguimento a squadre del pattinaggio di velocità, una delle discipline più affascinanti e spettacolari del programma olimpico, l’Italia ha conquistato una medaglia d’oro che va ben oltre il semplice risultato sportivo. È un successo che unisce passato e presente, che richiama alla mente l’impresa di Torino 2006 e la rilancia in una nuova era, con protagonisti diversi ma con la stessa fame, la stessa eleganza sul ghiaccio, la stessa capacità di trasformare una gara in un racconto epico.
Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti hanno firmato una prova magistrale, costruita giro dopo giro, con lucidità tattica e una condizione fisica straordinaria. Di fronte avevano gli Stati Uniti, una squadra solida, aggressiva, capace di partire fortissimo e mettere subito pressione. Ma gli azzurri non si sono scomposti: hanno accettato lo svantaggio iniziale, lo hanno tenuto sotto controllo e poi, nella seconda metà di gara, hanno cambiato passo, trasformando l’inseguimento in una rimonta travolgente.
Il pubblico del Milano Speed Skating Stadium ha accompagnato ogni giro con un boato crescente, fino all’esplosione finale quando il cronometro ha certificato l’oro. Un oro che vale come un simbolo: l’Italia del ghiaccio non è più una sorpresa, ma una realtà consolidata, capace di vincere e di farlo in casa, davanti alla propria gente, in un contesto olimpico che ha riportato il Paese al centro della scena sportiva mondiale.
La gara: dallo svantaggio iniziale alla rimonta d’oro
L’inseguimento a squadre è una disciplina particolare: non è solo questione di velocità pura, ma di equilibrio, sincronia, gestione dello sforzo e capacità di leggere la gara. L’Italia lo sapeva bene e ha impostato la finale contro gli Stati Uniti con un piano chiaro: non farsi travolgere dall’avvio esplosivo degli avversari, mantenere il distacco entro un margine gestibile e poi colpire quando le gambe degli americani avrebbero iniziato a farsi pesanti.
Nei primi giri, il tabellone sembrava raccontare una storia complicata: gli USA davanti, il vantaggio che si allunga, la sensazione che la gara potesse prendere una piega sfavorevole. Ma chi conosce il pattinaggio di velocità sa che l’inseguimento è una prova di pazienza e lucidità. Ghiotto, Giovannini e Malfatti hanno mantenuto il distacco entro il secondo, senza mai andare nel panico, con un ritmo controllato e una tecnica pulita, quasi scolpita sul ghiaccio.
Poi, la svolta. A metà gara, il terzetto azzurro ha iniziato a spingere con maggiore decisione. Le traiettorie sono diventate più aggressive, i cambi di guida più fluidi, la velocità di crociera si è trasformata in un’accelerazione costante. Il distacco ha iniziato a ridursi, centesimo dopo centesimo, fino al sorpasso virtuale. Negli ultimi giri, l’Italia ha letteralmente “sbriciolato” gli Stati Uniti, chiudendo con un margine netto e lasciando agli avversari solo la consolazione dell’argento.
È stata una rimonta non solo tecnica, ma mentale: la dimostrazione che questa squadra ha imparato a gestire la pressione, a non farsi condizionare dal contesto, a fidarsi del proprio lavoro. Un inseguimento che è diventato metafora di un percorso più lungo, fatto di sacrifici, allenamenti durissimi e una visione chiara: arrivare a Milano-Cortina 2026 non solo per partecipare, ma per vincere.
I protagonisti: Ghiotto, Giovannini e Malfatti, tre storie, un’unica squadra
Dietro ogni medaglia d’oro ci sono volti, biografie, percorsi diversi che si intrecciano. Nel caso dell’inseguimento a squadre di Milano-Cortina 2026, i protagonisti sono tre pattinatori che hanno saputo trasformare il proprio talento individuale in un meccanismo collettivo perfetto.
Davide Ghiotto è il simbolo di una maturità sportiva raggiunta passo dopo passo. Già protagonista nelle distanze lunghe, ha portato in squadra la sua esperienza, la capacità di leggere i momenti chiave della gara e una solidità mentale che è diventata un punto di riferimento per tutti. Il suo modo di stare sul ghiaccio è essenziale, privo di fronzoli, ma tremendamente efficace: ogni spinta è misurata, ogni curva è un esercizio di equilibrio tra potenza e controllo.
Andrea Giovannini rappresenta l’anima combattiva del terzetto. Pattinatore completo, capace di adattarsi a diverse situazioni di gara, ha messo al servizio della squadra la sua versatilità e una determinazione feroce. Nelle interviste post-gara ha sottolineato quanto questo oro sia il frutto di un lavoro di anni, di una fiducia reciproca costruita allenamento dopo allenamento, di una consapevolezza crescente: “Sapevamo di poter fare qualcosa di grande, ma dovevamo dimostrarlo sul ghiaccio”.
Michele Malfatti, infine, è il tassello che completa il mosaico. Più giovane, ma già con una personalità forte, ha portato freschezza, entusiasmo e una capacità di tenere ritmi elevatissimi nei momenti decisivi. La sua pattinata è fluida, quasi leggera, ma dietro quella leggerezza c’è una preparazione meticolosa, fatta di dettagli curati al millimetro, dalla posizione del busto alla gestione delle spinte in uscita di curva.
Insieme, Ghiotto, Giovannini e Malfatti hanno costruito una squadra che non è solo somma di talenti, ma un organismo unico, in cui ognuno conosce il proprio ruolo e lo interpreta alla perfezione. L’inseguimento a squadre, in fondo, è questo: tre atleti che diventano una sola linea sul ghiaccio, tre respiri che si sincronizzano, tre storie che si fondono in un’unica impresa.
I segreti della preparazione: lavoro invisibile, tecnologia e cura dei dettagli
Un oro olimpico non nasce in un giorno. Dietro la perfezione mostrata in pista a Milano-Cortina c’è un lavoro lungo, spesso invisibile, fatto di allenamenti, analisi video, test fisici, studio delle traiettorie e delle dinamiche di squadra. Il pattinaggio di velocità moderno è una disciplina in cui la tecnologia gioca un ruolo fondamentale: sensori, dati, simulazioni permettono di ottimizzare ogni aspetto della prestazione.
La nazionale italiana ha investito molto in questo percorso. Le sedute sul ghiaccio sono state affiancate da un lavoro specifico in palestra, con esercizi mirati a sviluppare forza esplosiva, resistenza e stabilità. Ogni pattinatore ha seguito un programma personalizzato, ma sempre inserito in una visione collettiva: l’obiettivo non era solo migliorare il tempo sul giro, ma armonizzare i ritmi, ridurre al minimo le dispersioni di energia, rendere i cambi di guida fluidi e naturali.
Un altro elemento chiave è stato il lavoro mentale. Gareggiare in casa, in un’Olimpiade che l’Italia aspettava da anni, significava affrontare una pressione enorme. Ghiotto, Giovannini e Malfatti hanno lavorato anche su questo aspetto, imparando a trasformare l’emozione in carburante, a non farsi schiacciare dalle aspettative, a rimanere concentrati sul compito, giro dopo giro.
Non va dimenticato il ruolo dello staff tecnico: allenatori, preparatori atletici, analisti, tecnici del materiale. Le lame dei pattini, ad esempio, sono state curate come strumenti di precisione chirurgica: affilatura, inclinazione, adattamento alle condizioni del ghiaccio del Milano Speed Skating Stadium. Ogni dettaglio poteva fare la differenza e l’Italia ha dimostrato di saper lavorare con una professionalità di altissimo livello.
Nei racconti dei protagonisti emergono spesso parole come “metodo”, “pazienza”, “costanza”. Non c’è stato nulla di casuale in questo oro: è il risultato di un percorso costruito nel tempo, in cui ogni stagione, ogni gara, ogni errore è stato trasformato in un tassello di crescita. Milano-Cortina 2026 è stata la destinazione, ma il viaggio è iniziato molto prima.
La Cina di bronzo e il nuovo equilibrio mondiale del pattinaggio di velocità
Sul podio di Milano-Cortina non c’è solo l’Italia d’oro e gli Stati Uniti d’argento. A completare il quadro c’è la Cina, che ha conquistato una storica medaglia di bronzo nell’inseguimento a squadre, battendo l’Olanda nella finale per il terzo posto. Un risultato che racconta molto dell’evoluzione globale del pattinaggio di velocità.
Per anni, la disciplina è stata dominata da poche nazioni: Olanda, Norvegia, alcune potenze europee e nordamericane. L’ingresso della Cina ai vertici, con una medaglia olimpica in una prova di squadra, è il segnale di un movimento in crescita, sostenuto da investimenti importanti, strutture moderne e un lavoro di sviluppo che parte dalle categorie giovanili.
La finale per il bronzo contro l’Olanda è stata intensa, combattuta, con la Cina capace di reggere il confronto tecnico e di imporsi grazie a una migliore gestione della seconda parte di gara. È un risultato che apre scenari interessanti per il futuro: il pattinaggio di velocità sta diventando sempre più globale, con nuove nazioni pronte a sfidare le tradizionali potenze.
Per l’Italia, vedere la Cina sul podio insieme a sé significa anche misurarsi con un contesto competitivo in continua evoluzione. L’oro di Milano-Cortina non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza: per restare al vertice sarà necessario continuare a innovare, a investire, a coltivare nuovi talenti in grado di raccogliere l’eredità di questa generazione.
Da Torino 2006 a Milano-Cortina 2026: vent’anni dopo, la stessa magia
Quando il cronometro ha sancito l’oro dell’Italia nell’inseguimento a squadre, molti hanno avuto un déjà-vu. Vent’anni prima, a Torino 2006, un altro terzetto azzurro – guidato da Enrico Fabris, con Matteo Anesi e Ippolito Sanfratello – aveva scritto una pagina indimenticabile, conquistando la prima storica medaglia d’oro olimpica per l’Italia in questa specialità.
Da allora, quell’impresa è diventata un punto di riferimento, un modello, quasi un mito da inseguire. Per anni, l’Italia ha cercato di ritrovare quella combinazione perfetta di talento, preparazione e contesto. Milano-Cortina 2026 ha chiuso il cerchio: Ghiotto, Giovannini e Malfatti hanno riportato il Paese sul tetto del mondo, dimostrando che quella di Torino non era stata un’eccezione irripetibile, ma l’inizio di una tradizione.
Il parallelo tra le due generazioni è inevitabile. Allora come oggi, l’Italia ha saputo interpretare l’inseguimento a squadre con intelligenza tattica e una straordinaria coesione. Allora come oggi, la medaglia è arrivata in un’Olimpiade di casa, con il pubblico a spingere, con un’intera nazione incollata davanti alla televisione. Allora come oggi, il pattinaggio di velocità è diventato, per un giorno, lo sport di tutti.
Ma se Torino 2006 aveva il sapore della scoperta, Milano-Cortina 2026 ha quello della conferma. L’Italia non è più una outsider che sorprende il mondo, ma una protagonista attesa, rispettata, temuta. Questo cambia la prospettiva: significa che il movimento ha saputo crescere, strutturarsi, costruire una base solida su cui poggiare i propri successi.
Le parole dei protagonisti: emozioni, consapevolezza e futuro
Nel dopo gara, le interviste ai protagonisti hanno restituito tutta la densità emotiva di questo oro. Davide Ghiotto ha parlato di “un sogno coltivato per anni”, sottolineando come la vittoria sia il frutto di un lavoro collettivo: “Questa medaglia non è solo nostra, è di tutto il gruppo, di chi ci ha seguito, di chi ha creduto in noi anche nei momenti difficili”.
Andrea Giovannini ha insistito sulla dimensione mentale della gara: “Quando abbiamo visto il distacco salire nei primi giri, sapevamo che non dovevamo farci prendere dall’ansia. Avevamo un piano e lo abbiamo seguito. La chiave è stata restare lucidi, fidarci di quello che avevamo preparato”. Parole che raccontano una squadra matura, consapevole, capace di gestire le emozioni in un contesto ad altissima pressione.
Michele Malfatti, con il sorriso di chi sta vivendo il momento più bello della propria carriera, ha parlato di “un’energia incredibile” arrivata dal pubblico: “Quando sei in pista e senti quel boato ad ogni passaggio, capisci che non stai pattinando solo per te stesso, ma per qualcosa di più grande. È una sensazione che ti spinge oltre i tuoi limiti”.
Nelle loro parole c’è anche uno sguardo al futuro. Nessuno vive questo oro come un punto finale. Al contrario, c’è la volontà di continuare a crescere, di difendere questo titolo, di ispirare una nuova generazione di pattinatori. Milano-Cortina 2026 può diventare un catalizzatore per il movimento italiano del ghiaccio, un momento da cui ripartire con ancora più ambizione.
L’eredità di Milano-Cortina 2026 per il pattinaggio italiano
Ogni grande successo sportivo lascia un’eredità. Nel caso dell’oro nell’inseguimento a squadre, questa eredità ha molte facce. C’è innanzitutto l’aspetto simbolico: vedere tre azzurri dominare una finale olimpica in casa, davanti a un pubblico entusiasta, può accendere la passione di tanti bambini e ragazzi che magari, fino a ieri, non avevano mai pensato di infilare un paio di pattini.
C’è poi la dimensione strutturale. Le infrastrutture costruite o rinnovate per Milano-Cortina, come il Milano Speed Skating Stadium, possono diventare il cuore pulsante di un movimento che ha bisogno di spazi adeguati per allenarsi e crescere. Se sapranno essere utilizzate anche dopo i Giochi, potranno rappresentare un patrimonio prezioso per il futuro.
Infine, c’è l’aspetto culturale. Il pattinaggio di velocità, spesso considerato uno sport di nicchia, ha avuto in queste Olimpiadi una visibilità enorme. Le imprese di Ghiotto, Giovannini, Malfatti e delle altre stelle azzurre hanno mostrato al grande pubblico la bellezza di questo sport: la velocità pura, le linee perfette, il silenzio del ghiaccio rotto solo dal rumore delle lame.
Se il movimento saprà capitalizzare questo momento, investendo nella base, nella formazione dei tecnici, nella promozione, l’oro di Milano-Cortina potrà essere ricordato non solo come un trionfo, ma come l’inizio di una nuova era. Un’era in cui l’Italia del pattinaggio di velocità non sarà più una sorpresa, ma una presenza costante ai vertici mondiali.
Conclusione: un inseguimento che diventa metafora
L’inseguimento a squadre è una gara particolare: si parte dietro, si soffre, si lotta contro il tempo e contro se stessi, si cerca la perfezione in ogni gesto, sapendo che basta un errore per compromettere tutto. L’oro di Milano-Cortina 2026 dell’Italia di Ghiotto, Giovannini e Malfatti è la perfetta metafora di un percorso sportivo e umano.
L’Italia è partita da lontano, ha attraversato momenti difficili, ha dovuto costruire una cultura del pattinaggio di velocità quasi da zero, ha investito, ha sbagliato, ha imparato. Poi, giro dopo giro, stagione dopo stagione, ha iniziato a ridurre il distacco dalle grandi potenze, fino a superarle, fino a salire sul gradino più alto del podio nella gara più simbolica, in un’Olimpiade di casa.
L’immagine dei tre azzurri che si abbracciano sul ghiaccio, con il tricolore sulle spalle e il pubblico in delirio, è destinata a restare. È l’immagine di un Paese che, almeno per un giorno, si riconosce in tre pattinatori che hanno saputo trasformare il ghiaccio in poesia, la fatica in bellezza, l’inseguimento in vittoria.
Milano-Cortina 2026 consegna all’Italia un oro che pesa come una promessa: quella di continuare a inseguire, a migliorarsi, a credere che, con il lavoro, la visione e il coraggio, anche le piste più fredde possano diventare il luogo in cui si accendono le emozioni più calde.
Per capire meglio l’evoluzione di questa disciplina, puoi leggere anche la storia e la tattica dell’inseguimento a squadre nel pattinaggio di velocità.







