Un viaggio tra i film più iconici, la filosofia di vita e la passione per i motori di un artista immortale
Un addio che lascia il segno
Il 2025 ha segnato la fine di un’epoca. Robert Redford, attore, regista, produttore e attivista, ci ha lasciati all’età di 89 anni, serenamente nella sua casa in Ohio. Ma come spesso accade con le figure che hanno inciso profondamente nella cultura, la sua assenza è solo fisica. Il suo spirito, la sua arte e la sua visione del mondo continuano a vivere nei suoi film, nelle sue battaglie ambientali e persino nelle sue scelte di vita quotidiana, come quella Porsche 904 GTS che racconta molto più di una semplice passione per i motori.
Il cinema come specchio dell’anima
Redford non è stato solo un volto iconico di Hollywood, ma un narratore profondo, capace di dare voce a personaggi complessi, spesso in lotta con il sistema, con sé stessi o con la natura. La sua filmografia è un mosaico di capolavori che riflettono la sua etica, la sua sobrietà e il suo amore per la verità.
Dieci film imperdibili
- La stangata (1973)
- Tutti gli uomini del presidente (1976)
- Corvo rosso non avrai il mio scalpo (1972)
- I tre giorni del Condor (1975)
- Il grande Gatsby (1974)
- Brubaker (1980)
- In mezzo scorre il fiume (1992)
- L’uomo che sussurrava ai cavalli (1998)
- All Is Lost (2013)
- The Company You Keep (2012)
Questi titoli non sono solo film: sono tappe di un percorso umano e artistico che ha sempre cercato di andare oltre la superficie. Redford ha interpretato ruoli che parlano di giustizia, solitudine, natura, ribellione e introspezione. Ogni pellicola è una finestra sul suo mondo interiore.
Uomini lungo lo stesso fiume
In un toccante editoriale su La Repubblica, Michele Serra ha scritto: “Uomini lungo lo stesso fiume”, evocando l’immagine di Redford come parte di una corrente silenziosa ma potente, fatta di uomini che non hanno bisogno di clamore per lasciare il segno. Come il fiume, Redford ha scavato lentamente, con pazienza e coerenza, nel panorama culturale mondiale.
Serra sottolinea come Redford abbia incarnato una forma di mascolinità sobria, riflessiva, lontana dagli stereotipi hollywoodiani. Un uomo che ha preferito il silenzio alla retorica, la coerenza alla popolarità, la bellezza naturale alla spettacolarizzazione. Un artista che ha saputo essere presente senza invadere, profondo senza essere pesante.
La Porsche 904 GTS: eleganza su quattro ruote
Tra le passioni meno note di Redford c’era quella per i motori. Ma, come tutto in lui, anche questa era vissuta con discrezione e autenticità. La Porsche 904 GTS del 1964 che ha posseduto per oltre un decennio è oggi considerata un oggetto di culto nel mondo del collezionismo automobilistico.
Un’auto da corsa con l’anima
Consegnata originariamente con verniciatura Silbermetall e interni blu, Redford la fece riverniciare in Irish Green, una tonalità che si fondeva perfettamente con i paesaggi dello Utah, sua terra d’elezione. La scelta del colore non era casuale: rifletteva il suo stile, la sua sobrietà e il suo legame profondo con la natura.
La 904 GTS era una vera auto da corsa: carrozzeria in fibra di vetro, telaio in acciaio, motore Carrera Tipo 587/3 da 180 CV, cambio manuale a cinque rapporti. Un gioiello di ingegneria e design, costruito in soli 100 esemplari per ottenere l’omologazione FIA.
Un simbolo di autenticità
Redford non ha mai ostentato la sua passione per le auto. Come Paul Newman, suo amico e collega, ha vissuto l’amore per la meccanica con riservatezza. Nessuna collezione da copertina, nessuna esibizione: solo il piacere puro di guidare e di scegliere con cura ciò che vale davvero.
La Porsche 904 è rimasta con lui fino al 1976, quando fu venduta a un altro appassionato. Nel 2022 è stata battuta all’asta da Bonhams per 1,345 milioni di euro, diventando uno dei modelli più preziosi e meglio conservati al mondo. Un’auto che racconta una storia, non solo di velocità, ma di stile e coerenza.
Redford e l’ambiente: una battaglia lunga una vita
Oltre al cinema e ai motori, Redford ha dedicato gran parte della sua vita alla difesa dell’ambiente. Fondatore del Sundance Institute, ha promosso un cinema indipendente e impegnato, spesso legato a tematiche ecologiche e sociali. Ha sostenuto campagne contro il cambiamento climatico, la deforestazione e l’inquinamento, diventando una voce autorevole nel dibattito ambientale.
Il suo impegno non era solo pubblico: viveva in una casa autosufficiente nello Utah, circondato dalla natura, e ha sempre cercato di ridurre il proprio impatto ambientale. La sua filosofia era semplice: rispetto per la terra, per gli altri e per sé stessi. Un ambientalismo vissuto, non proclamato.
Un’eredità che continua
Robert Redford non è stato solo un attore, ma un uomo che ha saputo unire arte, etica e passione. La sua eredità è fatta di film che interrogano, di scelte che ispirano, di gesti che parlano più delle parole. In un mondo sempre più rumoroso, Redford ha dimostrato che il silenzio può essere eloquente, che la coerenza è più forte della fama, che la bellezza autentica non ha bisogno di effetti speciali.
Il suo nome resterà legato a un’idea di cinema che resiste, che non si piega alle mode, che cerca la verità. E anche a un modo di vivere che non ha mai ceduto al superfluo. Redford è stato un artista, un uomo, un simbolo. E continuerà a esserlo, ogni volta che rivedremo uno dei suoi film, ogni volta che sentiremo il rumore di un motore autentico, ogni volta che il silenzio ci sembrerà più potente delle parole.




